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Intelligenza Emotiva e Artificiale: quale futuro ci aspetta?

Se pensate che l’Intelligenza Artificiale cambierà tutto… avete ragione. Ma c’è una cosa che l’IA non potrà mai copiarci davvero: il modo in cui gestiamo le nostre emozioni e le nostre relazioni. E oggi vi spiego perché è proprio questo che farà la differenza nel nostro futuro. Ciao a tutti, io sono Luigi Pio D’Errico e questo articolo nasce dopo aver letto l’ultima edizione della newsletter Emotional Intelligence di Daniel Goleman su LinkedIn. Intelligenza Emotiva e Artificiale: quale futuro ci aspetta? Mettetevi comode/i che ne parliamo meglio.

Indice

  • Un po’ di introduzione
  • Consapevolezza del sé
  • Focus
  • Equilibrio emotivo
  • Adattabilità
  • Abilità relazionali
    • Empatia
    • Consapevolezza organizzativa

Un po’ di introduzione

Da quando, qualche anno fa, ho scoperto il concetto di Intelligenza Emotiva di Goleman, non ho più smesso di fare ricerche e cercare applicazioni che potessero aiutarmi nella vita di tutti i giorni. E ciò che ho letto qualche tempo fa mi ha colpito in modo particolare. Se non sapete cosa sia l’intelligenza emotiva vi do un po’ di contesto.

Nel 1995 il giornalista e psicologo statunitense Daniel Goleman ha introdotto, nell’omonimo libro, il concetto di intelligenza emotiva, sostenendo che le competenze emotive, come la consapevolezza emotiva, la gestione delle emozioni, l’empatia e le abilità relazionali, sono fondamentali per il successo personale e professionale (Fonte).

Intelligenza emotiva
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Tornando a noi, l’IA sta entrando in ogni parte del nostro lavoro. Se vi ricordate mesi fa vi avevo raccontato in un video di come io utilizzassi quotidianamente questi nuovi strumenti nel mio flusso di lavoro. Alcuni compiti spariranno, altri verranno trasformati, altri ancora diventeranno più efficaci grazie a strumenti intelligenti. Ma una cosa è chiara: per affrontare tutto questo, l’Intelligenza Emotiva, come ci ricorda Goleman nella newsletter, non è un optional. È un muscolo da allenare.

Oggi voglio concentrarmi su cinque abilità che, proprio secondo l’autore, saranno decisive e che personalmente sto cercando di migliorare nella mia quotidianità.

Consapevolezza del sé

La consapevolezza di sé è la base di tutto. Significa capire che cosa proviamo, perché lo proviamo e come le nostre emozioni influenzano le decisioni che prendiamo. Quando mi trovo davanti a una nuova tecnologia, la mia reazione emotiva può cambiare tutto: entusiasmo, paura, resistenza, curiosità. Ne basta una fuori posto per condizionare tutto il resto.

Avere consapevolezza del sé permette di dirsi: “Ok, sto provando questa cosa. Perché? Mi sta aiutando oppure mi sta ostacolando?” Se ci pensate, è come accendere la luce in una stanza buia: vedi tutto più chiaramente e fai scelte più sensate.

Focus

Viviamo in un mondo dove l’attenzione è costantemente sotto attacco. Ma se vogliamo integrare l’IA nel nostro lavoro, abbiamo bisogno di focus. Anni fa vi avevo raccontato su entrambi i miei canali YouTube (“Luigi Pio D’Errico” e l’altro dedicato alla lettura, Leggo dunque sono) proprio di un libro scritto da Daniel Goleman: “Focus, come mantenersi concentrati nell’era della distrazione”.

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“Focus” significa sapere cosa conta davvero in quel momento, non farsi travolgere dal rumore e capire come usare l’IA per migliorare ciò che già facciamo.

Goleman dice una cosa potentissima: il focus è ciò che decide se il nostro adattamento all’IA sarà eccellente o mediocre. E io lo sento molto nella mia esperienza: ogni volta che uso l’IA come supporto, la qualità dipende da quanto io sono presente, consapevole e focalizzato.

Piccolo spoiler. Per scrivere questo articolo mi sono aiutato proprio con l’AI generativa di Chat GPT ma mi sono imposto una regola: rivedere tutto il testo ed espandere tutte le sezioni dello script con mie considerazioni personali e, dove necessario, citare qualche fonte utile che potesse permettermi di fornire dati ed elementi utili a chi mi stesse ascoltando.

Equilibrio emotivo

L’IA può generare ansia: “Mi ruberà il lavoro? Sarò capace di usarla? E se sbaglio?” A tal proposito sono riuscito a scovare due studi:

Uno molto interessante ed effettivamente anche abbastanza lungo (parliamo di 35 pagine) dal titolo “Economia dell’AI: implicazioni per il futuro del lavoro”. 

L’altro, dal titolo “FOMO da AI sul luogo di lavoro”. Se non sapete cosa sta a indicare il termine FOMO vi consiglio di dare un’occhiata a un mio video di qualche tempo fa.

Ritornando a noi, l’equilibrio emotivo serve esattamente a questo: evitare che la paura guidi le nostre decisioni. Non significa eliminare le emozioni, ma saperle gestire. Quando sentiamo una reazione “di pancia”, possiamo fermarci, respirare, osservare e rispondere meglio.

Senza equilibrio emotivo, l’IA diventa una minaccia.
Con l’equilibrio emotivo, diventa un’opportunità.

E questo, sia chiaro, vale per ogni altra sfera della nostra vita.

Adattabilità

Questa, lo ammetto, è una delle abilità che sto cercando di allenare di più anche perché è quella che mi ha permesso negli anni di riuscire a raggiungere quasi tutti gli obiettivi che mi ero prefissato. L’adattabilità è la capacità di cambiare strada quando serve. Non sappiamo come sarà il futuro dell’IA, ma sappiamo che sarà diverso dal presente.

Essere adattabili significa: sperimentare, non irrigidirsi, aggiornarsi continuamente, accettare che ciò che funzionava ieri oggi potrebbe non bastare. E, soprattutto, significa non reagire solo con paura o rifiuto. L’adattabilità è come un ponte che collega presente e futuro.

Abilità relazionali

Abilità relazionali. Qui entriamo nella parte che mi ha colpito di più della newsletter e mettiamo in campo due cose fondamentali: l’empatia e la consapevolezza organizzativa.

Empatia

L’empatia è fatta di tre livelli: cognitiva (capire come pensa l’altra persona), emotiva (percepire le sue emozioni) ed empatia profonda, etica, quella che ci fa tenere davvero all’altro. L’IA, come ci viene raccontato nella newsletter, può imitare i primi due livelli ma non potrà mai sostituire la preoccupazione autentica.

È questa la differenza tra una “macchina intelligente” e un essere umano. E credetemi: nel mondo che ci attende, la capacità di capire e preoccuparsi dell’altro sarà più preziosa che mai.

Consapevolezza organizzativa

Consapevolezza organizzativa significa capire come funziona il sistema in cui lavori: chi decide cosa, come circolano le informazioni, quali sono le dinamiche di potere, chi influenza davvero l’opinione degli altri. 

Nel momento in cui, per esempio, un’azienda adotta l’IA, queste dinamiche diventano decisive. Se capisci come funziona il tuo ambiente, puoi guidare meglio il cambiamento invece di subirlo.

Leggi anche:

  • 5 ERRORI che vi stanno ROVINANDO LA VITA
  • Come evitare le distrazioni durante la lettura: 5 strategie efficaci
  • 7 buone abitudini per vivere meglio

Continua a leggere qui i miei articoli sul blog.

Questo articolo è lo script di un video caricato sul mio canale YouTube.

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