Quante volte, dopo un’intensa giornata fatta di impegni, corse e preoccupazioni non vi siete sentiti pienamente soddisfatti? Personalmente capitava spesso fino a che non ho cercato una soluzione concreta che potesse essere valida per me e per le persone a me vicine. Oggi vi parlo di 5 errori che vi stanno rovinando la vita
Se siete finiti qui è perché avete provato almeno una volta quella sgradevolissima sensazione di insoddisfazione nonostante il massimo dell’impegno. Condividerò la mia esperienza e, sia ben chiaro, tutto ciò che vi dirò non è da considerare la soluzione ai vostri problemi. È un punto di vista dal quale poter trarre qualche idea. Non sono uno specialista, un medico, il vostro psicologo né tantomeno un life coach. Il mio consiglio rimane sempre lo stesso: rivolgetevi a chi ha le giuste competenze per aiutarvi se ne avete bisogno. Qualora però ci fossero delle fonti utili, le trovate alla fine dell’articolo.
Detto questo, mettetevi comodi che vi racconto due cose. Anzi, cinque.
Indice
Portare tutto a termine in giornata
Da studente prima e oggi da freelance oggi mi sono ritrovato a essere spesso sommerso da compiti e responsabilità. Mi sono sentito spesso in balia delle troppe preoccupazioni e volevo a tutti i costi risolvere tutto nell’arco di una giornata.
Spesso immaginiame una giornata come “24 ore piene” ma la realtà delle cose è ben diversa. Tra ore di sonno, pasti, relax, figli e famiglia se ci sono e, perché no, sport, il tempo effettivo a nostra disposizione è decisamente inferiore. Questa realtà ci obbliga a mettere uno dietro l’altro i compiti che abbiamo da concludere. Spesso ci sentiamo soffocati proprio perché “non abbiamo tempo di fare tutto”. È un cane che si morde la coda.
Negli anni ho sperimentato tante soluzioni, da quelle più estreme (allungo la mia giornata lavorativa fino a orari improponibili) a quelle più soft (risolvo un tot di compiti, mi prendo una pausa e poi riparto). Ma la soluzione più ovvia (e anche quella più sostenibile per la mia salute mentale) è stata un’altra: non portare tutto a termine in un’unica giornata. Lo so, potrà sembrarvi strano ma è così: se non impariamo a dare priorità alle cose e a vedere i problemi spalmati su un arco di tempo più ampio di quanto la nostra mente ci possa suggerire a primo impatto ricadremo sempre negli stessi errori.
Dare priorità alle cose più importanti e, via via, risolvere ciò che può essere risolto con calma è davvero, secondo me, la strada più ovvia e giusta da percorrere. E sì, anche se sembra che tutto debba avere la massima priorità, vi assicuro che non è così: ci saranno sempre cose realmente più importanti di altre. Bisogna solo imparare a riconoscerle.
Non avere un piano organizzativo
Un altro errore, peraltro fortemente collegato con quanto detto finora, è non essere organizzati. Se imparare a dare priorità alle cose è il primo passo verso una vita meno soffocante e ritmi meno stressanti, imparare a organizzarsi è ancora più difficile nel breve periodo ma, in quello lungo, è uno strumento potentissimo.
Quanti tra noi, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato che sia impossibile organizzarsi al 100% ed essere sempre efficienti? È vero ma qui non si richiede di essere maniacali, bensì di avere chiari in mente i momenti della giornata da dedicare a determinate situazioni piuttosto che ad altre. Vi faccio un esempio.
Se sono un lavoratore part-time impegnato dalle 9 alle 14, come posso pensare di inserire in questi slot della settimana altri compiti come la spesa, la palestra o un hobby? Certo, in un primo momento potrei anche farcela, spinto dall’eccitazione e dalla voglia di fare, ma, sul lungo periodo, crollerò ed entrerò in un circolo vizioso dove mi vedrò incapace di risolvere i problemi e fare tutto, quando, invece, sono solo disorganizzato.
Oggi esistono centinaia di strumenti per imparare ad avere un piano organizzativo, da quelli cartacei a quelli digitali che usano intelligenze artificiali, ma, in tutta onestà, io mi sento di consigliarvi quello che abbiamo letteralmente in mano a nostra disposizione in qualsiasi momento della giornata: il calendario sullo smartphone. Che voi usiate un calendario nativo o, per esempio come faccio io, quello di Google poco importa: avrete sempre a disposizioni un’agenda che vi permetterà di fare ordine nella vostra testa e che vi permetterà di sapere se potete fare o meno una cosa, se la sua priorità è alta o bassa e se avrete del tempo per altri impegni. Personalmente utilizzo il calendario di Google perché, avendo dispositivi di diversi brand, da un Mac a un’I-pad fino a uno smartphone Samsung ho la possibilità di avere sempre tutto sincronizzato su qualsiasi dispositivo, basta essere loggati.
Ah sì, non hashtag adv, Google non mi paga per dirvi queste cose.
Non staccare mai veramente
Terzo problema, peraltro, purtroppo, applicabile non solo a quello che vi dirò ma un po’ a ogni sfera della nostra vita: non staccare mai veramente.
In questo caso vi parlerò della mia esperienza con il lavoro ma, come vi ho appena detto, questo problema lo si può riscontrare in ogni ambito della vita. Staccare realmente da una situazione non è sempre facile (e possibile) ma possiamo provarci.
Da quando, fortunatamente, ho iniziato ad avere una quantità enorme di lavoro la mia capacità di staccare da questa situazione stava diventando veramente scarsissima: mi accorgevo che, anche dopo gli orari che mi ero imposto, la mia mente vagava, vagava ma andava a finire sempre nello stesso posto: mi ripetevo “devo concludere questa cosa perché è urgente, perché me l’ha chiesta il cliente, c’è questo problema da risolvere” e così via. A un certo punto ho detto “basta” e ho provato a ragionarci sopra.
Staccare realmente dal lavoro è la soluzione a tutti i film mentali che possono venirci in mente in quei momenti che dovremmo dedicare ad altro. La chiave, secondo me, è realizzare che il lavoro, così come lo studio, non sono tutto nella nostra vita: certo, sono importanti, fondamentali perché ci permettono di costruire il nostro futuro e banalmente di vivere ma non devono prendere il sopravvento anche nella nostra testa. Staccare mentalmente dai problemi che possono essere affrontati in un secondo momento è vitale per la nostra salute mentale: non viviamo più il mondo del lavoro come quello di 20 o 30 anni fa. Oggi le cose sono diverse, il lavoro è diverso e le preoccupazioni connesse sono diverse. Imparare a gestire quella porzione di stress che può essere tenuta sotto controllo è fondamentale per noi e per chi abbiamo accanto.
Non tenere a bada la FOMO
Il quarto è un errore subdolo, uno che si insinua tra le nostre passioni, nei nostri momenti di relax e di svago. A cosa mi riferisco? Al non essere in grado di tenere a bada la FOMO. E mo’ che è sta cosa?
La FOMO, senza andare a consultare manualoni di psicologia, ma riportando quello che troviamo banalmente sul sito dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, è un termine che indica un fenomeno sociale correlato alla digitalizzazione della vita quotidiana. È l’acronimo inglese di Fear Of Missing Out, paura di essere esclusi, che corrisponde al timore di perdere o di non partecipare a una esperienza piacevole e gratificante che coinvolge conoscenti o amici.
Ma perché vi ho detto che si insinua nelle nostre passioni, nei nostri momenti di relax? Vi faccio qualche domanda: quante volte avete visto una serie TV solo perché la vedevano tutti i vostri amici e lo avete fatto “di fretta” per non restare indietro? Quante volte avete letto un libro solo perché “be’, oh, lo hanno letto tutti, mica posso non farlo”. Quante volte avete comprato un oggetto, tipo uno smartphone di mille mila euro, perché era “di moda”, l’ultimo modello e “dovevate per forza averlo”? Ecco, credo abbiate capito il senso.
Questa paura di restare tagliati fuori dal mondo, dalle notizie, dal gossip, dall’ultime novità è qualcosa da cercare di controllare (laddove è possibile farlo senza l’aiuto di specialisti): umanamente non possiamo essere sempre sul pezzo su tutto e se corriamo dietro a tutte queste cose perdiamo di vista l’obiettivo più importante: vivere. Certo, anche in questo caso, non è assolutamente facile, anzi, la difficoltà è altissima.
Il trucco sta nell’iniziare a superare il primo piccolo ostacolo quando ne prendiamo coscienza e di lì, poi, imparare a spingerci sempre più in là, a lasciar correre piuttosto che correre dietro alle cose. Proprio a tal proposito vi lascio un po’ di link utili con informazioni molto interessanti su questo fenomeno alla fine dell’articolo.
Essere troppo duri con se stessi
Chiudiamo questo video con l’ultimo grande errore che troppo spesso commettiamo: essere eccessivamente duri con noi stessi.
Inutile girarci intorno, almeno una volta nella vita, ci siamo detti di essere incompetenti o stupidi perché non siamo riusciti a risolvere un problema o a uscire da una situazione. Almeno una volta ci siamo “trattati male” perché non siamo riusciti a rispettare una dieta, non siamo riusciti ad andare a correre, a leggere quanto volevamo e così via. Ma la soluzione, secondo me, è diversa: essere sì realisti ma praticare anche la gentilezza verso noi stessi è una buona pratica da tenere a mente.
Tempo fa, leggendo il libro La meditazione come cura di Daniel Goleman ho trovato questa frase del teologo Reinhold Niebuhr tratta dai Dodici passi (il programma degli Alcolisti anonimi):
“Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, e la saggezza per conoscere la differenza”.
Puoi acquistare il libro qui (link in affiliazione Amazon)
Come ci ricorda l’autore nel libro la saggezza per conoscere la differenza si acquisisce con l’addestramento mentale: bisogna imparare ad apprezzarsi per quel che si è, valutando i punti di forza e i limiti senza però essere mai troppo duri con se stessi. Che voi siate credenti o meno, poco importa, la pratica dell’introspezione e della gentilezza verso se stessi, è una cosa che potete fare in qualsiasi momento, liberi da qualsiasi credo religioso o vincolo di pensiero.
Fonti
FOMO:
- https://link.springer.com/article/10.1007/s11031-018-9683-5?fbclid=IwAR21rEdFRCPN8uVLdART5bYaIt71XCf4-m3eU7uFidFKc5W0hdK6K25TfNE
- http://www.cappsy.org/archives/vol14/no1/cap_14_01_09_en.pdf
- https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/intr-11-2019-0455/full/html
SELF-KINDNESS:
- https://link.springer.com/article/10.1007/s11031-008-9119-8
- https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0260691716301770
Articolo realizzato con l’aiuto di molteplici AI. Scopri qui come realizzo i miei contenuti online con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Nello specifico, questo articolo, è lo script del video che è possibile trovare sul mio canale YouTube e all’inizio di questa pagina.