Anni e anni trascorsi seduto, con la testa china su libri, quaderni e computer mi hanno regalato due cose: fastidi continui alla schiena che mi obbligano, a trent’anni, a fare molto stretching e la fortuna di aver capito che ottimizzare il processo dello studio (e, del lavoro) è possibile. Basta usare la testa. Studia il doppio in metà tempo: 5 trucchi che funzionano DAVVERO. Sistematevi a dovere perché oggi ve li racconto
Indice
Studiare comodi
Il primissimo consiglio che avrei voluto ricevere tanto tempo fa non solo per la mia testa ma anche per il mio fisico è quello di trovare una posizione comoda grazie alla quale affrontare una sessione di studio. Per la serie “mettiti comodo e prova piacere in quello che fai”
Trovare una posizione comoda significa fondamentalmente fare tre cose:
- avere una scrivania o comunque uno spazio piano sul quale potersi appoggiare per studiare
- stare seduti comodamente
- avere una buona illuminazione
Spesso mi è capitato di vedere amici studiare nelle posizioni più improponibili, sbattuti su divani o poltrone come se non ci fosse un domani e avere tutto il materiale buttato a terra o sparso in giro. Manco fosse passato un uragano. Trovare il giusto spazio, fosse anche un 1 mq, ci permette di avere proprio uno spazio fisico e mentale dove potersi focalizzare e da associare al solo atto dello studio (o del lavoro).
Che dire poi di una buona sedia! Quando si trascorre la maggior parte della giornata seduti, state certi che i fastidi sono dietro l’angolo. E se è vero che fare delle sessioni in cui ci si alza e ci si stacca dalla sedia sono la base, avere un appoggio adeguato è fondamentale per concentrarsi al meglio e non avere problemi dopo. Sia ben chiaro, non vi sto dicendo di dovere spendere 1000€ per una sedia ma, quantomeno, avere un supporto adeguato che vi eviti di avere mal di schiena frequenti e fastidiosi.
La scrivania ce l’abbiamo, la sedia pure manca solo una buona illuminazione. Avete amici che studiano al buio con la sola luce del pc o del tablet? Ecco, comprategli una lampadina a risparmio energetico e salvategli la vista. Non credo ci sia bisogno di andare oltre su questo punto ma, per molti, mi sono reso conto essere una cosa trascurabile. Spoiler: non lo è.
NO dispositivi

Ed eccoci a un altro punto decisamente interessante: quando studiamo dobbiamo imporci di tenere lontano tutti quei dispositivi e quelle situazioni che favoriscono le distrazioni. Che si tratti dello smartphone in sé o del “ricevere notifiche” poco importa: quando interrompiamo un flusso di concentrazione il nostro cervello farà un’enorme fatica a riprendere da dove aveva lasciato. Tutto questo lo evitiamo tenendo lontano smartphone, social network, TV, streaming e così via. Lo so, è difficile, ma non impossibile.
Se poi fate difficoltà a gestire questo aspetto da soli ci sono centinaia di app che vi aiutano a gestire l’uso smodato dello smartphone. Provate per un po’ e poi mi fate sapere.
Giusta dose di minimalismo
Prossimo punto? Minimalismo. Ma che voglio dire?
Concedersi la giusta dose di minimalismo significa imparare a fare spazio. Nella mente, nella scrivania e nel metodo. Non si tratta di studiare di meno, ma di eliminare il superfluo per concentrarsi solo su ciò che conta davvero.
Troppi appunti, troppe fonti, troppe schede colorate possono diventare un rumore che soffoca l’essenziale. Minimalismo nello studio vuol dire: materiali essenziali, strumenti chiari e un metodo snello. Una mappa concettuale ben fatta vale più di dieci pagine sottolineate in tre colori diversi. È un modo per dire al cervello: “Ecco quello che ti serve, niente di più”. E nel lungo periodo, è questo che fa la differenza.
Rumore alle spalle
Immagine generata con intelligenza artificiale Canva AI
Quando scrivo “metti il rumore alle spalle”, intendo proprio fisicamente.
Il cervello è una spugna sensibile a tutto quello che abbiamo intorno, anche quando non ci facciamo caso. Se, per esempio, davanti abbiamo una parete spoglia o uno spazio ordinato, saremo portati a concentrarci su ciò che abbiamo davanti. Ma se abbiamo una pila di vestiti sulla sedia o lo scaffale pieno di cianfrusaglie anche se non ci pensiamo, il nostro cervello continua a registrare tutto. Esempio pratico? Se dobbiamo studiare, non sediamoci mai con lo sguardo rivolto verso la porta aperta o la TV, anche se è spenta.
È decisamente meglio mettersi con la faccia verso una parete neutra. Dietro di noi possiamo anche avere il caos totale, ma davanti dev’esserci solo quello che ci serve per lavorare. È una piccola accortezza che, però, cambia completamente il livello di concentrazione. O, per lo meno, lo è per me.
Dividi il processo in sessioni di lavoro
Uno dei modi migliori per rendere lo studio più efficace è dividere il processo in sessioni di lavoro. Non siamo macchine, e cercare di studiare tutto in un’unica tirata è solo un modo per bruciarsi il cervello e ricordare poco o niente. Meglio ragionare a blocchi: 25, 40, massimo 50 minuti di lavoro intenso, poi una pausa breve. Questo aiuta il cervello a restare fresco e concentrato. Lo studio diventa più leggero, ma paradossalmente anche più produttivo.
Questa cosa l’ho scoperta all’università, e da allora non l’ho più mollata: la uso anche quando studio la batteria, quando leggo, e perfino nel lavoro. Funziona così: blocchi da 25 minuti di concentrazione totale, seguiti da 5 minuti di pausa anche se, personalmente, preferisco fare 50 minuti di concentrazione e 10 di pausa.
È la famosa tecnica del Pomodoro, e no, non ha niente a che fare con la salsa! Si chiama così per via del timer da cucina.
Vi faccio un altro esempio. Invece di dire “oggi studio tutto il capitolo” è meglio ripetersi questo: “oggi faccio tre sessioni da 50 minuti, una per capire i concetti chiave, una per prendere appunti, una per fare un ripasso attivo”. In questo modo avremo un piano chiaro e misurabile, e la fatica sarà più gestibile.
Conclusione
“Studia il doppio in metà tempo: 5 trucchi che funzionano DAVVERO” è stato il motto di inizio articolo. Ti ho convinto?
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