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Mente e cervello | Che differenze ci sono?

Mente e cervello. Quante abbiamo sentito queste due parole, messe anche insieme e abbiamo fatto un po’ di confusione? Sicuramente tante e oggi proviamo a raccontarci due cose interessanti. Mettetevi comodi.

Pensando al cervello la prima cosa che balza davanti agli occhi è l’organo: i solchi, la sua struttura, il suo peso, le varie parti. Quando, invece, pensiamo alla mente vediamo qualcosa di astratto. Certo, possiamo dire di riuscire a pensare a qualcosa di complesso ma se ci riflettete bene, una delle prime cose che ci viene, appunto, in mente sono i nostri pensieri.

Noi pensiamo ai nostri pensieri.

Quello che voglio provare a fare oggi è un po’ di chiarezza e raccontarvi quel poco che ho capito leggendo tante cose e provando a farmi un’idea. Tutto, però, contestualizzato al mondo degli adolescenti. “Perché?” Direte voi. Semplice, perché durante l’adolescenza la nostra mente e il nostro modo di pensare sono di una malleabilità incredibile ed è proprio quello il periodo in cui le cose si complicano.

Negli articoli passati [1 e 2] abbiamo visto come il nostro cervello dalla fanciullezza (e quindi dal momento in cui siamo bambini) all’adolescenza cambia il modo di acquisire informazioni. Quando siamo bambini il nostro cervello è come una spugna che assorbe di tutto tuttavia, crescendo, questa cosa un pochino si perde non perché il cervello si indebolisca ma perché deve fortificare tutte le conoscenze che ha acquisito nel primo periodo della nostra vita. Tutto questo, ovviamente, ha alla base una serie di processi, di trasformazioni che avvengono nel nostro cervello. Si parla, infatti, di una vera e propria maturazione cerebrale.

Comprendere il legame tra questa maturazione e i cambiamenti mentali tipici proprio dell’adolescenza ci può dare una grossa mano a capire come muoverci, per esempio, se ci sono delle situazioni difficili da gestire o, addirittura, riuscire a potenziare le capacità intellettive della maggior parte dei giovani.

Vi ho raccontato spesso che l’idea di come sia organizzata la nostra mente è cambiata nel corso degli anni. Per esempio, Cartesio, il filosofo e matematico francese, era convinto che la nostra mente fosse situata nella ghiandola pineale e quindi avesse una localizzazione ben precisa.

Con il tempo questa visione è andata a scemare. Agli inizi del XIX secolo l’anatomista e fisiologo tedesco Franz Joseph Gall ha sviluppato una sua teoria secondo la quale le diverse qualità mentali si trovano in regioni specifiche. Oggi, invece, grazie alla ricerca e alle decine e decine di tecniche che utilizziamo per guardare nel nostro cervello, l’approccio al problema “mente e cervello” è un po’ cambiato. Le funzioni mentali infatti richiedono la partecipazione coordinata di gran parte del nostro cervello e uno dei fautori più importanti di questa teoria è Gerald Edelman.

Fonte immagine: Wikipedia

Edelman credeva che la nostra mente fosse in continuo cambiamento, istante per istante, e che, alla base di questo processo, ci fossero dei gruppi di neuroni che agiscono in concerto. I cosiddetti ensemble neuronali. La particolarità, però, dove sta? Sta nel fatto che questi ensemble neuronali non sono situati solo in un’area del nostro cervello ma sono localizzati in più parti della corteccia.

Quando ricordiamo una situazione, sperimentiamo nuovamente l’evento originale attraverso la riattivazione dello stesso insieme di neuroni, ossia la riviviamo mentalmente; questo è ciò che Edelman definiva presente ricordato. E questa cosa, in parte, ha trovato supporto anche nei dati ottenuti dalla ricerca.

A partire da questi dati infatti si può affermare che le rappresentazioni mentali (i nostri pensieri) non siano soltanto correlate all’attivazione simultanea di gruppi di sinapsi ma che addirittura si basino anche su una attivazione sincrona, simultanea. E qui casca l’asino perché la sincronia è la chiave per plasmare la connessione tra i neuroni che, in questo modo, formano degli ensemble  temporanei, transitori. A buon ragione quindi, possiamo affermare che la formazione di questi ensemble è cruciale per la formazione delle nostre rappresentazioni mentali.

Il passaggio successivo però adesso qual è? È quello di pensare a un costrutto, a un’idea leggermente più complessa che definisce la nostra mente.

A cosa mi sto riferendo? All’io interiore.

La coscienza (ma anche la conoscenza) dell’io è un aspetto centrale nello sviluppo psicologico di ogni adolescente ed è, per certi versi, lecito chiedersi se questa abbia una localizzazione cerebrale più o meno precisa. Come è stato per i nostri pensieri, anche qui le cose non sono così semplici, anzi.

Pensiamo, per esempio, alle emozioni. Queste possono essere generate, o meglio, stimolate, rievocate, a partire da stimoli esterni diversi: un ricordo, una situazione, un incontro, un profumo, un suono. Stimoli diversi che agiscono su regioni diverse ma che sono capaci di evocare la stessa emozione.

In altre parole, se per una “semplice” rappresentazione mentale abbiamo bisogno dell’attivazione di un ensemble neuronale per una presa di coscienza del nostro io dobbiamo almeno basarci su un ensemble di un ensemble.

Alla fine di questa chiacchierata che, lo so, non è stata semplicissima da portare avanti che cosa ci possiamo dire? Che se i nostri neuroni non comunicassero in maniera impeccabile tra loro, probabilmente non potrebbe esserci la vita così come la conosciamo.

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