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La scienza del CERVELLO e delle DIPENDENZE

Dipendenze. Tossicodipendenze. Quante volte avete sentito questi termini? Sicuramente tante ma concedetemi qualche minuto per fare un po’ di chiarezza

Guarda il mio ultimo video su YouTube

Spesso quando ci avviciniamo a questi argomenti lo facciamo con un carico di pregiudizi sulle spalle da un lato e una montagna altrettanto enorme di retaggi culturali dall’altro. Dietro il fenomeno delle dipendenze c’è tanto e, per fortuna, da diversi decenni ricercatori di tutto il mondo si dedicano a capirne le dinamiche. Quando usiamo la parola dipendenze spesso la associamo, almeno nell’immaginario collettivo, alle sole sostanze d’abuso come le droghe. In realtà non è così. Le dipendenze possono sfociare in tanti ambiti diversi, per esempio, la dipendenza da fumo, da alcol o, addirittura, la dipendenza da cibo.

Se vi ricordate, qualche tempo fa, avevamo parlato degli effetti che la cannabis ha sul nostro cervello. Se non vi ricordate, andateci a dare un’occhiata all’articolo.

Video YouTube sugli effetti della cannabis sul cervello

Oggi nel mondo ci sono milioni di persone che fanno abuso di droghe ma, fortunatamente, solo una parte di queste determina dipendenza. Dalle ricerche, infatti, emerge che non tutti reagiscono allo stesso modo all’uso di queste sostanze e non per forza si debba venire a creare dipendenza. Molti consumatori, grazie al cielo, nonostante facciano abuso di droghe, sono capaci di abbandonare questo consumo eccessivo ed eccessivamente dannoso per il corpo in qualsiasi momento della loro vita. Altri, invece, sono capaci sì di frenarsi e limitarsi ma, facendo così, vanno lentamente incontro a quella serie di cambiamenti cerebrali tipici della dipendenza. Solo nel momento in cui emergono dei seri problemi di salute, familiari, lavorativi o, in alcuni casi, anche con la legge, alcune persone decidono di sottoporsi ai cosiddetti trattamenti disintossicanti. Questo è sicuramente un aspetto da non sottovalutare e, sul quale, è bene porre l’accento: una dipendenza non riguarda mai solo il diretto interessato ma anche chi gli sta intorno. Nonostante il fatto che esistano persone in grado di iniziare questo tipo di percorsi non è assolutamente facile riconoscere la propria dipendenza e ancor di più avere la volontà di curarsi. Quando succede, però, per il tossicodipendente prima di tutto è un ottimo segnale e, in secondo luogo, ci sono sicuramente buone prospettive di ritorno alla normalità.

Fonte immagine: tp24.it

Non pensate però che sia tutto così semplice. Quando si parla di dipendenze bisogna sempre fare i conti con un fenomeno abbastanza importante: le ricadute. Si tratta di qualcosa che fa naturalmente parte del processo di recupero. Questo perché? Perché assumere sostanze è un comportamento cronico che induce la persona a cadere sempre nello stesso atteggiamento. Per riadattare tutti i meccanismi del nostro cervello all’assenza di droghe ci vuole tempo. E questa è una cosa che esula dalla plasticità cerebrale. Il fatto che il nostro cervello sia plastico, come ci siamo raccontati tante volte, non basta per risolvere il problema.

Un elemento chiave nel macro contesto delle dipendenze è il pregiudizio nei confronti delle persone tossicodipendenti. A volte ci si dimentica che la dipendenza non è soltanto una mera alterazione delle funzioni del nostro cervello: le persone che vivono questa condizione provengono da contesti sociali molto diversi tra loro dove ogni singola componente gioca un ruolo chiave nel rendere suscettibili queste persone all’uso di sostanze dannose per il loro corpo. Sfortunatamente, molte persone continuano a vedere i tossicodipendenti come individui dal carattere debole, senza forza di volontà per superare i problemi della vita. In alcuni casi, addirittura, i tossici vengono additati anche come persone viziose. In realtà le cose non stanno affatto così e chi spara queste sentenze farebbe meglio ad approfondire, cercare di capire e semmai aiutare chi sta in difficoltà.

Moralismi spiccioli a parte entriamo un attimo nella scienza delle dipendenze.

Molti degli studi condotti che ci aiutano a capire e ad avere una visione sempre più completa sull’argomento sono condotti su modello animale. Perché direte voi? Questo succede perché, a differenza di altri disturbi del comportamento, nel caso della tossicodipendenza i modelli animali simulano in maniera abbastanza accurata alcune caratteristiche della condotta degli esseri umani. Nonostante ciò non crediate che tutti gli studi vengano condotti sugli animali. No, non è così.

Molte ricerche vengono portate avanti anche sugli esseri umani ma, attraverso i modelli animali, che, vi ricordo, simulano bene quello che succede nell’uomo, si è potuto dimostrare il ruolo chiave di molti neurotrasmettitori nei comportamenti tipici delle dipendenze penso, per esempio, alla dopamina, alla serotonina, al glutammato, all’acetilcolina, alla noradrenalina o, per esempio, ai cannabinoidi. Tutte molecole, queste, che permettono la comunicazione tra le cellule nervose e non solo perché, teniamolo a mente, la comunicazione avviene anche tra aree diverse del nostro cervello.

Proprio nel caso delle dipendenze infatti è stato dimostrato che le connessioni tra diverse aree del cervello giocano un ruolo fondamentale nella cosiddetta condotta additiva, quella che porta all’assunzione di sostanze tossiche. Nello specifico le comunicazioni più rilevanti riguardano la corteccia prefrontale, il nucleus accumbens e l’area tegmentale ventrale.

L’ultima cosa che ci raccontiamo molto velocemente è che le dipendenze vanno ad alterare anche i livelli di alcune proteine che si trovano sulla parte più esterna delle cellule, i recettori. Tra i recettori in questione il più importante è quello della dopamina ma non vi preoccupate, ci sarà tempo per approfondire.

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