YouTube è il miglior social per la divulgazione scientifica? Domanda fuorviante e pure un po’ pretenziosa. Oggi proviamo a rispondere a questa domanda
Indice
INTRODUZIONE
Come anticipato in apertura, oggi provo a rispondere a una domanda che mi sono posto spesso nel corso degli ultimi anni. Una domanda che, a dire il vero, è un po’ fuorviante, perché partiamo da un presupposto sottinteso e cioè che YouTube sia un social network.
Nella mia idea, e anche poi nella pratica, YouTube non è più un social network (forse non lo è mai stato). YouTube si è trasformato nel corso degli anni da un semplice contenitore di video a un motore di ricerca, a quello che oggi potremmo definire una vera e propria enciclopedia video.
Ricordate Wikipedia? Qualche anno fa era l’unica enciclopedia online esistente. Ecco, pensate a una sorta di Wikipedia, ma in video.
È così che io interpreto YouTube nella mia testa e oggi provo a raccontarvi cinque punti per i quali, secondo me, YouTube non è il miglior social network in circolazione per fare divulgazione scientifica, ma è sicuramente, a tutti gli effetti, il posto migliore.
TIPOLOGIA DI CONTENUTI
Il primo punto riguarda la tipologia di contenuti: long form e shorts.
YouTube, attualmente, almeno nella mia esperienza personale, risulta essere il posto migliore per poter fare divulgazione scientifica perché ci offre la possibilità di diversificare i contenuti. Mi riferisco principalmente a due tipologie: i contenuti long form e i contenuti shorts.
Attraverso gli shorts si è in grado di raccontare e di lanciare pillole di scienza, pillole che possano stuzzicare la curiosità e l’interesse del pubblico. Argomenti che poi possono essere approfonditi in forme diverse all’interno dei contenuti long form: video semplici, podcast o video podcast.
Ovviamente il grado di approfondimento sarà diverso, perché con i contenuti long form ci si può spingere a creare mini documentari e, perché no, anche documentari di dieci, quindici, venti, trenta minuti e oltre. Il grado di approfondimento è scelto dal creator.
Possiamo decidere di approfondire un argomento in un video molto lungo, tenendo ovviamente sempre conto delle statistiche del canale e di quanto un video possa essere più o meno apprezzato, ma soprattutto c’è la possibilità di allargare l’argomento e approfondire sempre di più ciò che, per esempio, in forma breve non è stato possibile fare attraverso gli shorts.
YOUTUBE COME VETRINA
Il secondo punto è il concetto di vetrina contro contenuti a breve scadenza. YouTube, almeno nella mia esperienza, è il miglior posto dove poter fare divulgazione perché, a tutti gli effetti, è una vetrina. A differenza dei contenuti veloci, a brevissima scadenza tipici dei social network, contenuti che in alcuni casi si esauriscono nel giro di un paio di giorni, su YouTube i contenuti restano a disposizione per tantissimo tempo. Paradossalmente, per sempre (a meno che non vengano cancellati).
Qui non faccio riferimento agli shorts, ma soprattutto ai video long form. Un video evergreen, per esempio, è un video caricato oggi che può avere ancora una sua validità tra due o tre anni. In questo modo YouTube si trasforma in una vera e propria vetrina per il creator, una vetrina nella quale esporre i propri prodotti, i propri contenuti, permettendo anche a un pubblico che arriva più tardi di scoprire e approfondire determinati argomenti.
ACQUISIZIONE DI NUOVE SKILL
Il terzo punto è la possibilità di acquisire tante skill. YouTube è un posto che, grazie alla possibilità di caricare diverse tipologie di contenuti, permette al creator di acquisire tantissime nuove competenze.
Nel nostro caso, un divulgatore o una divulgatrice, quali capacità può acquisire proprio da YouTube? Sicuramente da un punto di vista contenutistico, perché approfondire un argomento significa innanzitutto studiarlo, essere padroni di quell’argomento e maneggiarlo con un grado di autorevolezza e di approfondimento maggiore.
Da un punto di vista più tecnico, la realizzazione dei video permette di sviluppare competenze che vanno oltre il semplice editing. È vero, si può diventare bravi nell’editing anche sugli altri social network, ma si tratta sempre di contenuti veloci, con una durata massima molto breve.
Attraverso i video lunghi, invece, si sviluppano competenze che tengono conto non solo degli aspetti tecnici, come color correction e color grading, ma anche di una diversa tipologia di taglio, di uno storytelling diverso rispetto a quello utilizzato sui social più brevi.
Lo stesso vale per podcast e video podcast, forme di comunicazione che ormai non sono più nuove, vista la loro esplosione negli ultimi anni. Mezzi diversi presuppongono linguaggi diversi.
NUOVE FUNZIONALITÀ
Il quarto punto è rappresentato dalle nuove funzionalità che YouTube mette a disposizione del creator, nel nostro caso del divulgatore scientifico. Uno degli esempi più evidenti degli ultimi anni è quello della traduzione automatica.
Qualche anno fa, quando si caricavano video su YouTube, la generazione automatica dei sottotitoli sembrava già un grande vantaggio, soprattutto per permettere anche alle persone non udenti di accedere ai contenuti. Tuttavia, il tutto era limitato alla lingua di appartenenza: un contenuto in inglese restava in inglese, uno in italiano restava in italiano, e così via.
Oggi non è più così. Si tratta ancora di strumenti abbastanza rudimentali, sì, ma siamo sulla buona strada. Con il miglioramento dell’intelligenza artificiale, oggi è possibile parlare potenzialmente a tutto il mondo. Se prima questa possibilità era riservata quasi esclusivamente ai contenuti in lingua inglese, oggi è accessibile praticamente in qualsiasi lingua, a partire proprio dall’italiano.
DIVENTARE PUNTI DI RIFERIMENTO
L’ultimo elemento a sostegno della mia tesi riguarda il diventare un punto di riferimento. Diventare un punto di riferimento all’interno del proprio settore permette di avere una comunicazione più istituzionale, e questo è possibile principalmente su YouTube.
YouTube consente di approfondire determinati argomenti con un certo grado di autorevolezza. È vero che una certa istituzionalità può essere raggiunta anche sugli altri social, ma per loro natura i social sono luoghi in cui i contenuti vengono consumati molto velocemente.
Se invece si vogliono creare contenuti più autorevoli, contenuti che permettano di acquisire una certa importanza all’interno di un settore, questi possono essere creati proprio su YouTube. Non a caso, i contenuti di maggiore approfondimento permettono al divulgatore o alla divulgatrice di essere percepiti come persone più competenti in materia, cosa che a lungo andare ripaga.
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Questo articolo è lo script di un video caricato sul mio canale YouTube.