Intervista a Claudio Russo: la nascita de Le Cronache di Kaeryndor è il titolo perfetto per raccontare un autore che, attraverso passione, dedizione e un’immaginazione coltivata fin da bambino, è riuscito a trasformare un sogno in un progetto concreto. In questa intervista analizziamo insieme il percorso creativo, le fonti d’ispirazione, la visione narrativa e il mondo che si cela dietro Le Cronache di Kaeryndor – La Vendetta del Signore delle Ombre, il primo volume di una saga fantasy destinata a crescere e ampliarsi
Indice
Chi è Claudio Russo
Mi chiamo Claudio Russo, ho 40 anni e nella vita mi occupo di consulenze d’immagine. In pratica aiuto le persone a valorizzarsi e a comunicare meglio sé stesse attraverso il proprio aspetto.
Leggo da quando ero bambino, i libri sono sempre stati il mio rifugio naturale. Paradossalmente però mi sono appassionato al fantasy “tardi”, per modo di dire: tutto è iniziato portando i miei nipoti al cinema a vedere Harry Potter. Da lì ho comprato prima Harry Potter e la Pietra Filosofale, poi tutti gli altri. Successivamente sono passato a Il Signore degli Anelli e ad altri grandi classici del genere.
Harry Potter e la pietra filosofale
Il Signore degli Anelli
Mi piace lo sport, in particolare il calcio, e amo il cinema, le serie TV. Ultimamente mi sono intrippato con le serie coreane, ho iniziato con The Glory e Squid Game, e non ho più smesso.
Negli ultimi anni ho scoperto anche il mondo degli anime, che mi ha affascinato tantissimo e da cui ho preso spunto per alcuni aspetti del libro… ma su questo magari ci torniamo dopo.
Le Cronache di Kaeryndor: un fantasy complesso, vivo e imperfetto
Le Cronache di Kaeryndor – La Vendetta del Signore delle Ombre è un romanzo fantasy corposo. Si tratta del primo volume di una saga ambientata in un continente chiamato Velmoria.
Velmoria è divisa in varie regioni:
- a ovest c’è Kaeryndor, la terra dei protagonisti, un regno dove non c’è un Re, ma un consiglio di saggi a gorvernarlo. È fondato da maghi e sapienti che col tempo è diventato una potenza politica;
- al centro Ul’Tharok, il regno dei semiumani;
- a est Morvaed, ora caduto sotto il dominio del Signore delle Ombre;
- a nord le montagne selvagge di Draekerith;
- a sud Raendar, una teocrazia molto rigida.
La storia segue cinque ragazzi legati agli elementi – acqua, fuoco, terra, aria e fulmine. Questi entrano in un’Accademia di magia proprio mentre il continente sta scivolando verso la guerra. All’inizio sono “solo” studenti: hanno caratteri molto diversi, traumi personali, insicurezze, e imparano a fidarsi l’uno dell’altro a fatica, tra scontri, battute e incomprensioni.
Nel corso del romanzo nascono anche dinamiche più intime: amicizie che diventano qualcosa di più, attrazioni non dette, sentimenti fraintesi, gelosie.
Ci sono amori che sbocciano in modo goffo e tenero, ma anche legami complicati dal contesto di guerra. Persino tra persone che si trovano su fronti diversi. E accanto a questo c’è il dolore: perdite, sensi di colpa, la paura molto concreta di non farcela e di non essere all’altezza delle aspettative.
Una cosa per me importante è che non c’è il cattivo “malvagio perché sì”. Il Signore delle Ombre è un personaggio con un passato, dei rancori e delle ferite anche comprensibili.
La sua sete di vendetta è anche voglia di rivalsa, di cambiare un ordine costituito che mette alcune persone, al di sopra di tutte le altre, dando loro potere di vita o di morte sulle persone “normali”.
Lo stesso vale per i “buoni”.
Kaeryndor non è un regno innocente, ha le sue colpe, le sue scelte discutibili, il suo essersi posto l’obiettivo di espandere il proprio modello dappertutto, con tanto di discriminazioni e scollamento tra élite e popolo.
Mi piaceva l’idea di un mondo dove nessuno è completamente puro e le responsabilità del conflitto sono più condivise. Un po’ come vedo il mondo reale, insomma
Ho scelto l’auto-pubblicazione su Amazon così ho potuto curare tutto il percorso: dall’impaginazione alla copertina, fino ai vari formati, e portare il libro direttamente ai lettori.
No, non sarei sincero se non dicessi che è anche e soprattutto perché non avevo voglia di sottoporre il mio libro a persone che avrebbero dovuto valutarlo secondo i loro gusti, prima di decidere se valesse la pena pubblicarlo o meno. Diciamo che credo molto nel “chi sa fa, chi non sa, insegna”.
Perché scrivere un romanzo fantasy
L’esigenza di scrivere per me nasce da lontano. Era un sogno che avevo da bambino: inventare storie e, prima o poi, metterle su carta. Ero un bambino piuttosto vivace, ma piccolino, quasi rachitico, e non sempre riuscivo a integrarmi con gli altri. Sentivo spesso il bisogno di evadere, di stare in un posto tutto mio, per cui leggevo, leggevo, leggevo… E quel pensiero di fare qualcosa di mio c’è sempre stato.
Poi, intorno ai diciannove anni avevo già buttato giù le prime idee, qualche abbozzo di mondo, di personaggi… poi la vita ti porta altrove, ma quella cosa resta lì, in un angolo.
Finché ho sentito il bisogno di farlo. Non so dire perché ora, ma ne avevo bisogno. Forse era l’avvicinarsi ai 40, la voglia di lasciare una traccia di me, che rimanga da qualche parte, ma che ci sia.
Ho scelto il fantasy perché è davvero uno spazio di libertà totale: puoi creare mondi, popoli, sistemi di magia, ma attraverso tutto questo puoi parlare di temi molto concreti come il dolore, la vendetta, la responsabilità, la paura di perdere qualcuno, l’amicizia.
Usare il fantastico mi permette di prendere i problemi reali, vestirli di magia e farli arrivare in modo meno pesante ma, paradossalmente, più diretto.
Autori di riferimento e ispirazioni narrative
Come lettore non mi muovo solo nel fantasy. Amo molto anche i romanzi storici, e lì due punti di riferimento per me sono Andrea Frediani e Gisbert Haefs: mi hanno insegnato il gusto per la ricostruzione accurata, per gli intrecci pieni di dettagli, per i personaggi immersi in un contesto credibile.
Nel fantasy, chiaramente, il nome che viene subito in mente è Tolkien: la sua capacità di costruire un mondo con le sue lingue, le sue regole e la sua storia è un modello.
Allo stesso tempo però il suo stile può risultare un po’ pesante, e io ho cercato di mantenere questo senso di profondità senza appesantire, rendendo la lettura più dinamica possibile.
Poi c’è George Martin, l’autore di “Game of Thrones”, che ha rivoluzionato la narrazione fantasy rendendola più “sporca”, più verosimile: personaggi ambigui, nessuno è al sicuro, la politica pesa quanto la magia.
Quel tipo di realismo l’ho tenuto ben presente, anche se ho voluto tenere i toni del mio romanzo più “soft”, sotto certi punti di vista, meno crudo.
E infine ci sono gli anime, che ormai sono una parte importante del mio immaginario: Naruto, Boku no Hero Academia, Tougen Anki, ma anche tanti isekai che vanno forte in questo periodo. Da lì prendo il senso di crescita dei personaggi, l’evoluzione dei poteri, il ritmo serrato. È anche il mio lato un po’ nerd, che non ho nessuna intenzione di curare.
Lettura e scrittura: due percorsi che si alimentano a vicenda
Per me scrittura e lettura vanno insieme, ma la lettura è importante a prescindere, anche per chi non ha intenzione di scrivere una riga in vita sua.
Leggere significa, prima di tutto, libertà: ti permette di uscire dalla tua testa, dalla tua routine, dai limiti della tua esperienza. Lettura è cultura, anche se non stai leggendo un saggio o una biografia. Un buon romanzo ti fa crescere dentro, ti fa mettere in discussione le tue idee, ti fa vedere il mondo da punti di vista diversi.
Il potere della lettura (immagine generata con AI)
Poi c’è l’aspetto più semplice e spesso sottovalutato: ci si diverte. Leggere rilassa, ti fa dimenticare per un po’ i problemi quotidiani e a volte ti accende anche lampadine nuove: idee da realizzare, riflessioni che magari non ti farebbe mai venire un film visto distrattamente o un telegiornale messo in sottofondo.
Per chi scrive, ovviamente, la lettura è anche un allenamento tecnico: vedi come gli altri gestiscono dialoghi, descrizioni, colpi di scena. Ma prima ancora è un modo di stare al mondo un po’ più consapevole.
Progetti futuri
Il progetto principale in cantiere è il secondo volume de “Le Cronache di Kaeryndor”, che continuerà il percorso dei personaggi e allargherà ancora di più l’orizzonte del mondo e del conflitto. L’idea è di alzare la posta, sia a livello di battaglie che di scelte personali.
In prospettiva mi piacerebbe molto provare a trasformare questa storia in una sceneggiatura: che sia per un adattamento video, una serie o qualcos’altro, è una sfida che mi incuriosisce parecchio. Vedremo se in futuro ci sarà l’occasione di farlo.
Dove acquistare il libro
Le Cronache di Kaeryndor – La Vendetta del Signore delle Ombre è disponibile su Amazon in formato ebook, copertina flessibile e copertina rigida. Una recensione — anche breve — può fare la differenza per sostenere un autore esordiente.
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