La mia passione per la batteria è una costante della mia vita. Da un profondo desiderio di raccontare la mia storia nasce questo articolo nel quale provo a rispondere alle domande che, di più, mi vengono rivolte ancora oggi
PH: Danilo Leone
Indice
- Quando è nata la mia passione per la musica?
- L’amore per la batteria
- Sentirsi davvero se stessi
- Quanto tempo ho dedicato allo studio della batteria?
- E farne una professione?
- Dubbi e ostacoli
- Mi sono mai sentito in colpa per aver scelto un’altra strada?
- La musica oggi nella mia vita
- Cosa mi ha insegnato la batteria
- Passione e professione: devono coincidere?
- Due parole per chi ha una passione ma sceglie un’altra strada
Quando è nata la mia passione per la musica?
Credo di essere nato con la passione per la musica, perché i miei primi ricordi sono in qualche modo legati al piacere di ascoltare musica e studiarla. Per me fare musica è sempre stato naturale. Mi sono avvicinato a diversi strumenti nel corso degli anni (con scarsissimi risultati): il flauto dolce alle elementari, la chitarra classica e poi elettrica alle medie e addirittura il corno egiziano durante un progetto scolastico dedicato all’arte degli sbandieratori (sempre nello stesso periodo). Ma lo strumento che ha veramente cambiato tutto è stato la batteria.
L’amore per la batteria
La batteria è il mio strumento madre, l’essenza stessa di ciò che è per me la musica. L’ho affrontata con un approccio molto metodico, seguito dal maestro Domenico De Marco. Ho preso lezioni private per diversi anni (2007-2010), poi ho continuato da autodidatta trascorrendo ore e ore a guardare video su YouTube e a studiare su libri considerati pietre miliari dell’insegnamento e delle fondamenta della batteria.
Durante gli anni mi sono anche avvicinato allo studio del basso, ma è stata una passione durata su per giù un anno, nulla che valga davvero la pena ricordare davvero. Se dovessi individuare un momento preciso in cui è nata la mia passione per la batteria, direi che è stato quando ho capito che la chitarra elettrica non era il mio strumento. Dopo mesi e mesi di studio i progressi erano pari a zero e l’insoddisfazione sempre più crescente.
Sentivo il bisogno di esprimere qualcosa che, per una ragione che mi è sempre sfuggita, non riuscivo a trasmettere con la chitarra. Pensavo che uno strumento a percussione potesse essere più adatto alla mia persona. E così è stato.
In terza media avevo avuto un’altra esperienza con il tamburo nel gruppo degli sbandieratori, e lì avevo sentito un senso ritmico, una matematica nel ritmo che sembrava appartenermi. La batteria, qualche tempo dopo, è arrivata come una risposta naturale a quella chiamata.
Sentirsi davvero se stessi
Sono stato sempre a mio agio nell’esprimermi attraverso la musica, ma credo che il momento in cui ho davvero capito chi ero è stato quando ho iniziato a suonare la batteria in una band (The Mechanix prima, diventati Essence of Decay qualche tempo dopo).
Il classico “progetto liceale” che mi ha permesso di relazionarmi in modo diverso con altre persone, di imparare il rispetto per i tempi e gli impegni altrui e, soprattutto, mi ha insegnato quale approccio volessi avere nei confronti della musica.
La batteria non è stata solo uno strumento musicale, ma un vero e proprio strumento di vita. Mi ha aiutato a superare barriere comportamentali, timidezze e insicurezze che, durante l’adolescenza, mi bloccavano. Quando ero triste, euforico, arrabbiato o felice, riuscivo sempre a esprimere tutto attraverso lo strumento. Questo legame profondo è qualcosa che mi sono portato dietro per anni e a cui, spesso, guardo con nostalgia.
Quanto tempo ho dedicato allo studio della batteria?
In passato ho dedicato tanto tempo allo studio della batteria. Avevo sì una naturale predisposizione, ma questo non mi bastava. Volevo di più. Durante i miei “tempi d’oro” sono arrivato a studiare anche sette-otto ore al giorno d’estate (per la gioia dei miei vicini). Durante l’inverno invece, da studente, cercavo comunque di mantenere un ritmo costante. Con il tempo, non avendo fatto della musica la mia attività principale, ho studiato molto meno. Ci sono stati mesi interi in cui non ho nemmeno toccato lo strumento (che vergogna!). Oggi, tra lavoro e altri impegni, cerco di dedicare anche solo un quarto d’ora al giorno, giusto per “togliere la ruggine”. Il sabato, quando posso, mi concedo un’ora o due di studio. Non riesco a studiare come vorrei, e questo è un grande rimpianto, ma ho scelto di costruire la mia carriera in un altro senso e quindi ho dovuto fare delle scelte di priorità.
E farne una professione?
Sì, c’è stato un periodo in cui ho pensato seriamente di fare della musica la mia professione. Ero spinto sicuramente dall’incoscienza e da una certa ignoranza del mondo musicale. Il mondo della musica, specialmente dal vivo, ti obbliga a vivere lontano dagli affetti, ad avere ritmi sregolati, a fare lunghi viaggi… insomma, è un grande sacrificio. Ma l’idea di salire su un palco, esprimermi e essere apprezzato mi affascinava tantissimo. Poi col tempo ho realizzato che, almeno in Italia, il mercato musicale non offre sempre le giuste opportunità e i giusti riconoscimenti.
Dubbi e ostacoli
I miei dubbi sono legati alle difficoltà logistiche e ai sacrifici richiesti dal mestiere di musicista. Ho sempre sognato di raccontare la batteria anche attraverso la scienza, lo studio, ma per farlo dovrei raggiungere un livello di competenza e notorietà altissimo. E per ora non riesco a conciliare tutto (e non è detto che ne sia anche in grado!). La verità è che in Italia, purtroppo, c’è ancora poca valorizzazione del musicista, sia a livello economico che sociale.
Mi sono mai sentito in colpa per aver scelto un’altra strada?
No, non ho mai percepito il non aver fatto della musica la mia attività principale come un vero e proprio tradimento. Ma sento di avere un debito verso la musica. Mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, mi ha portato lontano, e, a volte, sento di non averle restituito abbastanza. Per questo motivo, oggi il mio obiettivo è riformulare un capitolo molto intenso della mia vita – quello legato agli ultimi anni di letture intense – per tornare piano piano a uno studio consapevole della batteria. Se dopo tanto tempo la passione ancora emerge un motivo ci sarà.
La musica oggi nella mia vita
La musica continua a far parte della mia vita in tanti modi. Ogni anno cerco di avere almeno una situazione musicale per esibirmi dal vivo, soprattutto in estate. Ascolto musica costantemente: mentre lavoro, scrivo, monto video, leggo o guido. L’ascolto non è più da “studente”, ma da amante. Quando devo studiare una canzone, lo faccio in modo mirato. Ma il resto del tempo, ascolto per puro piacere. La musica è come un tappeto sul quale cammino ogni giorno: so che c’è, che è parte della mia vita e, ogni tanto, mi siedo a terra per sentire la morbidezza con la quale mi accoglie ogni volta che voglio.
Cosa mi ha insegnato la batteria
Studiare la batteria seriamente mi ha insegnato a non affrettare i tempi. Ogni cosa ha bisogno del suo momento per maturare. Ricordo quando cercavo di imparare tecniche velocemente e ho finito per acquisirle male. Ho dovuto fare marcia indietro e ripartire lentamente. Questa lezione me la porto dietro anche in altri ambiti della vita e del lavoro: imparare passo dopo passo è fondamentale.
Passione e professione: devono coincidere?
No, secondo me è un mito da sfatare. Fare della passione una professione è rischioso, perché potresti perdere l’amore che provi per ciò che fai. Avere passione non significa automaticamente essere bravi professionisti. La professione richiede regole, costanza, disciplina. La passione è il motore, ma non basta. Serve una mentalità che ti permetta di trasformarla in qualcosa di duraturo.
Due parole per chi ha una passione ma sceglie un’altra strada
Conosci te stesso. Scopri davvero cosa vuoi. Se il richiamo verso la tua passione è forte, valuta la possibilità di farne il tuo lavoro. Oggi l’Italia offre più opportunità rispetto al passato: basti pensare alla nascita dei licei musicali o alla crescita dei conservatori. È una società che ha cominciato a tollerare e valorizzare la musica in modo diverso. Se vuoi seguire quella strada, fallo. Ma fallo con consapevolezza, testa e cuore.
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