Oggi, la nostra attenzione si focalizzerà su un tipo particolare di memoria non dichiarativa: la memoria procedurale
Indice
- Cos’è la memoria procedurale?
- Apprendimento associativo
- Conclusione
Cos’è la memoria procedurale?
Comprendere il concetto di memoria procedurale è molto semplice: essa coinvolge l’apprendimento di una risposta motoria (la procedura) in risposta a uno stimolo sensoriale. La formazione di memorie procedurali avviene tramite due categorie di apprendimento:
- Apprendimento non associativo
- Apprendimento associativo
Apprendimento non associativo
L’apprendimento non associativo descrive il cambiamento nei nostri comportamenti in relazione a un singolo stimolo ricevuto dall’esterno. Ne esistono due tipi:
- Abituazione
- Sensibilizzazione
Abituazione
Immaginate di vivere da soli in casa e sentire squillare il telefono. Andate a rispondere, ma la chiamata non è per voi. Se questa situazione si ripetesse centinaia di volte, arrivereste al punto di non rispondere più, o addirittura di non sentire più il telefono squillare. Questo tipo di apprendimento è l’abituazione, ovvero la capacità di ignorare uno stimolo privo di significato. Proprio ora, mentre state leggendo questo articolo, probabilmente ci sono suoni intorno a voi, ma la vostra attenzione è concentrata sullo schermo: il resto passa in secondo piano.
Sensibilizzazione
Ora capovolgiamo la situazione. Immaginate di trovarvi in una strada illuminata quando, all’improvviso, si verifica un blackout. Iniziate a sentire dei passi dietro di voi. Se in condizioni normali quei passi non avrebbero destato alcuna reazione, ora vi spaventano a morte. Questo avviene perché un forte stimolo sensoriale (il blackout) ha indotto una sensibilizzazione, un meccanismo di apprendimento che intensifica la risposta anche a stimoli precedentemente trascurabili.
Apprendimento associativo
Nell’apprendimento associativo, il comportamento viene modificato attraverso l’associazione tra due o più eventi distinti. Esistono due forme principali:
- Condizionamento classico
- Condizionamento operante
Condizionamento classico
Il condizionamento classico è stato scoperto dallo psicologo russo Ivan Pavlov attraverso esperimenti sui cani. Come funziona? Si associa uno stimolo incondizionato (che evoca una risposta misurabile) con uno stimolo condizionato (che normalmente non la evoca).
Negli esperimenti di Pavlov:
- Lo stimolo incondizionato era la vista della carne, che induceva la salivazione.
- Lo stimolo condizionato era un suono, come il suono di una campanella.
Dopo ripetute associazioni, il cane iniziava a salivare solo sentendo la campanella, anche senza vedere la carne. Questo fenomeno è chiamato risposta condizionata.
Condizionamento operante
Il condizionamento operante è stato studiato per la prima volta dallo psicologo Edward Thorndike alla Columbia University. In questo caso, un individuo impara ad associare un’azione con una conseguenza significativa. Un esempio classico è quello della gabbia di Skinner. Immaginate un topo affamato all’interno di una gabbia con una leva. Premendola per caso, il topo scopre che essa rilascia del cibo. Dopo alcune ripetizioni, il topo impara che premere la leva porta a una ricompensa e ripeterà volontariamente l’azione. Il condizionamento operante mostra come gli individui apprendano relazioni predittive tra comportamento e conseguenze. Poiché in questo tipo di apprendimento la motivazione gioca un ruolo centrale, i circuiti neurali coinvolti sono più complessi rispetto al condizionamento classico.
Conclusione
La memoria non serve solo a ricordare, ma anche a predire. Grazie alla memoria procedurale, siamo in grado di apprendere e perfezionare le nostre abilità motorie e comportamentali, rendendole automatiche nel tempo.
Continua a leggere articoli sulle neuroscienze qui.