Quando tutto diventa routine le passioni svaniscono. Mi è balenata l’idea in testa di parlarne e quando succede devo fissarla da qualche parte. Così ho acceso il microfono e ho registrato un flusso di pensieri, con la speranza che potesse diventare un articolo. E da come state leggendo, sì, così è stato
Immagine generata con AI (Dream Lab di Canva)
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Quando il troppo stroppia
Negli ultimi tempi, mi sono reso conto di una cosa che mi ha colpito profondamente: non riesco più a godere di ciò che faccio come una volta. Non parlo solo di stanchezza o distrazioni, ma di una vera e propria saturazione. Tutto è iniziato con la lettura. Negli anni ho letto tanto, forse troppo. Ero spinto da un desiderio insaziabile di conoscenza, ma a un certo punto quel ritmo mi ha logorato. Ho iniziato a leggere senza più quella scintilla, quella curiosità genuina. L’ho raccontato tempo fa anche su YouTube.
La stessa cosa mi è successa con film, serie TV, musica. Tutto è diventato routine, dovere, consumo.
Ma dove si è perso il piacere? Quando è successo che scoprire qualcosa di nuovo ha smesso di emozionarmi? Queste domande sono state come un martello pneumatico nella mia testa e, tutt’ora, non ho una risposta ben chiara.
Sentirsi saturi
Mi sono accorto che, rispetto al passato, oggi faccio mille cose tutte insieme. Un tempo magari leggevo un solo manga alla volta ma lo vivevo intensamente. Poi, invece, mi è successo di riempire la mia libreria, il mio tempo, la mia testa di tutto e di più. E alla fine, cosa mi rimaneva?
È stato come versare acqua in un vaso già pieno: tutto trabocca, nulla resta. Anzi, spesso mi rimaneva il dispiacere di non aver goduto appieno di un’esperienza, di essere andato di fretta “perché andava fatto”. Insomma, la frenesia si era sostituita alla genuina curiosità di scoprire cose nuove.
Per questo, da gennaio 2025, ho deciso di dare un taglio drastico. Ho smesso quasi completamente di acquistare nuovi manga. Sto portando avanti solo alcune serie che voglio davvero concludere, come Yawara, Ken il guerriero, Dragon Ball SD, One Piece, Shaman King The superstar: una lista che si è ridotta moltissimo rispetto al passato. E sapete cosa? Sono grato a me stesso per non aver cominciato altre serie perché oggi so che probabilmente quei volumi sarebbero rimasti lì, in libreria, intonsi nell’attesa di essere quantomeno sfogliati.
Vivere con più intenzione
Questa riflessione sulla lettura l’ho estesa anche ad altri ambiti della mia vita. Nel 2024, per esempio, mi sono infilato in troppe situazioni musicali contemporaneamente, e ho finito per viverle con ansia. Quest’anno, invece, ho deciso di dedicarmi a una sola cosa alla volta, ma farlo al 100% delle mie possibilità.
Vorrei fare più video per i social, dare più spazio alla musica, certo, ma ho capito che non è la mia priorità. Ho scelto di concentrare energie su progetti più legati al mio lavoro, che in questo momento possono davvero darmi uno slancio. I primi tre mesi del 2025 sono stati una fase di assestamento: nuove routine, nuovi strumenti, nuovi modi di lavorare. Ora è il momento di consolidare, di fare le cose con calma e di rallentare. Su quest’ultimo punto, sono sincero, ci sto ancora lavorando.
Curiosità, non obbligo
Quanto detto fino a ora vale anche per i film. Per anni ho guardato tanti film e l’ho fatto sempre per piacere. Oggi, a volte, sembra quasi un compito da portare a termine. È lì che, secondo me, sta la chiave del cambiamento: non dobbiamo trasformare le nostre passioni in doveri.
Solo chi ha vissuto questa degenerazione può capire quanto sia importante questo “switch mentale”. Ed è anche difficile da attuare, perché per tornare a vivere le emozioni autentiche, devi tirare il freno a mano, come si suol dire. Devi fare un passo indietro (forse anche qualcuno di più nel mio caso).
Le abitudini non le ho perse, le ho semplicemente esasperate (purtroppo). E ora sto cercando di recuperare il lato umano e profondo di quelle stesse abitudini.
L’eccesso di stimoli ci anestetizza
Viviamo in una società di troppi contenuti. Troppi stimoli, troppo simili, troppo veloci. Instagram, TikTok, Facebook, YouTube, Threads, X: stessi video, stessi concetti, stessi trend. Scrolliamo senza assaporare, consumiamo senza ricordare. E io, sia ben chiaro, sono il primo che si gettava in questo calderone.
A un certo punto mi sono chiesto: “Tutto questo tempo passato sui social mi è servito davvero?“
La risposta è stata un “no” secco. Mezz’ora su TikTok (salvo rare eccezioni) è tempo perso. Video su video che si cancellano dalla mente un secondo dopo.
Potremmo tirare fuori la scienza, parlare di dopamina, neurotrasmettitori e dipendenza digitale. Ma il punto è semplice e pratico: quel tempo non torna più. E spesso, invece di vivere la nostra vita, stiamo lì a guardare (o invidiare) quella degli altri. Nel mio caso? Ore spese a riempirmi la testa di contenuti inutili che avrei potuto dedicare a un’attività sicuramente più produttiva: il riposo fisico e mentale.
Meno è meglio
Fare troppe cose tutte insieme genera solo ansia, angoscia e FOMO (fear of missing out). E alla fine non godiamo davvero di nulla.
Oggi, guardando i due ambienti che ho costruito negli anni – la mia mansarda, dove lavoro, leggo, studio e riposo, e lo studio, dove registro video e suono la batteria – mi rendo conto che ho costruito tanto, ma non sempre ho goduto del percorso.
E allora è tempo di una correzione di rotta.
Voglio rallentare.
Voglio scegliere.
Voglio tornare a vivere le cose con piacere, non con ansia.
Perché, alla fine, troppe cose non si possono fare. E se si fanno… non si vive davvero.
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