The seven deadly sins, l’opera di Nakaba Suzuki che mi ha fatto compagnia nel 2023 per 41 settimane. 41 volumi e una storia che mi porterò dentro per tanto tempo. In questo articolo vi racconto cosa mi aspettavo, cosa mi ha lasciato e quanto abbia apprezzato questo manga e questa edizione. Tenetevi forte: che The seven deadly sins: recensione completa del manga abbia inizio
Indice
Un po’ di storia (personale e del manga)
Manga shōnen scritto e disegnato da Nakaba Suzuki, serializzato su Weekly Shōnen Magazine di Kōdansha dal 2012 al 2020, The seven deadly sins è un’opera che incontro sulla mia strada di neofita nel mondo dei manga per la prima volta nel dicembre del 2021, momento in cui fu prevista da Star Comics l’uscita dei cofanetti. Puoi acquistarli tutti qui.
Un manga che mi colpì principalmente per due elementi: il titolo e i disegni. Il primo quasi esoterico, con richiami alla religione; il secondo per il tratto elegante ma deciso che mi trasmetteva un senso di originalità e “cose ben fatte”. Rimandai l’acquisto fino a che, a inizio del 2023, venne annunciata l’uscita in edicola di questo manga in collaborazione con la Gazzetta dello Sport. Chi mi segue da diverso tempo sa della mia predisposizione ad acquistare queste edizioni per tre motivi: la cadenza settimanale che si concilia benissimo con i miei tempi di lettura, il rapporto qualità/prezzo e la qualità della carta: riciclata, di un tenue giallino che apprezzo e che mi restituisce un senso di vissuto e perché no, di un tocco di sostenibilità che male non fa.
Cosa mi ha incuriosito sin da subito
Quando ho iniziato a leggere questo manga mi era stato chiaro sin da subito il riferimento al ciclo Bretone. Di lì a pochi numeri, diverse figure storiche si sarebbero fatte vive e mi avrebbero fatto compagnia per tante ore di lettura. A incuriosirmi sempre di più era l’atteggiamento schivo, a tratti eccessivamente goliardico ma impetuoso, di Meliodas. Un personaggio caratterizzato benissimo nel corso dei 41 volumi e che trova una sua completezza nel corso di una storia raccontata sempre magistralmente dal sensei Suzuki.
Stile e narrazione
Un misto di narrazione lineare e di flashback sono il terreno perfetto per raccontare questa storia attraverso tavole semplici ma efficaci: prospettive ben armonizzate durante gli scontri e predominanza del bianco che, da un lato mi ricordavano quelle di Shaman King, ma che dall’altro davano quella giusta aria necessaria a dare fiato a disegni e dialoghi ben equilibrati.
I miei personaggi preferiti
Avrò un debole per i protagonisti e sarò anche banale in questo mio atteggiamento ma la storia che di più mi ha coinvolto è stata quella di Meliodas, una storia che si compone come un puzzle e che ci accompagna alla scoperta degli altri co-protagonisti. Una storia che, però, è davanti, seppur di poco, a quella di Ban, personaggio all’inizio inquietante che ho amato. Ognuno dei sette peccati ha qualcosa da trasmettere al lettore. Le loro azioni non sono mai banali e hanno sempre una profondità a tratti disarmante. Una delle caratteristiche che mi ha affascinato maggiormente è stata la ricchezza delle vicende che compongono la trama. Ogni personaggio è dotato di una storia profonda e intricata che si intreccia in modo magistrale con gli altri, creando un mosaico emozionante e coinvolgente.
I temi
Oltre all’aspetto avventuroso, il manga tocca temi profondi come l’amicizia, la redenzione e la lotta contro il destino. Le relazioni tra i personaggi sono complesse e sfaccettate, rendendo il lettore partecipe delle loro gioie e dolori. La crescita individuale dei protagonisti nel corso della storia è un elemento che ho particolarmente apprezzato, perché aggiungeva un livello di realismo e autenticità alle loro personalità. Parlando di battaglie poi, la narrazione è dinamica e l’azione mozzafiato. Questi due elementi chiave hanno reso la lettura del manga un’esperienza eccitante. Ne volevo sempre di più e non mi sarei fermato se avessi avuto la possibilità di continuare a leggere la storia.
Considerazioni finali
L’abilità di Nakaba Suzuki nel bilanciare i momenti di tensione con l’umorismo e l’interazione tra i personaggi è degna di nota: ogni scontro, sia esso contro nemici temibili, dalla forza bruta, o tra i Sette Peccati Capitali stessi, è orchestrato in modo magistrale, mantenendo sempre alta l’attenzione del lettore. Il senso di invincibilità di Merlin, la semplicità di King e Diane, la cripticità di Gowther e l’indomabilità di Escanor sono poi le caratteristiche che di più ho amato dei personaggi.
A far loro da contorno è poi l’amore più puro e genuino di Elisabeth, personaggio la cui evoluzione poteva essere banale ma che, a dispetto di quanto si possa pensare, è una delle più interessanti e meglio gestite dall’autore.
Leggere The seven deadly sins è un viaggio che conserverò per lungo tempo e che, sono sincero, non vedo l’ora di riprendere con il sequel “Four knights of the apocalypse” con la speranza che possa trasmettermi almeno la metà di ciò che mi ha trasmesso il best seller del sensei Suzuki.
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