Come imparo a studiare?

Ognuno di noi per sfruttare al meglio il proprio potenziale deve capire qual è il proprio modo di apprendere le cose, di imparare e, per farlo, necessitiamo di un riferimento al miglior cinema fantascientifico hollywoodiano: il nostro viaggio oggi parte dal mondo creato dalle sorelle Wachowski, The Matrix

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Nel primo film della celebre trilogia, Neo, il protagonista, che poi si scoprirà essere l’eletto, si reca dall’oracolo e, in quella scena, la sua attenzione viene volutamente indirizzata verso un’effige in legno che recita la frase Temet nosce (dal latino conosci te stesso).

Creare un ambiente che sia favorevole all’apprendimento ha alla base il concetto di stili cognitivi. Se fossimo in un’aula universitaria vi direi che, per stile cognitivo, si intendono le modalità preferenziali con cui gli individui elaborano l’informazione nel corso di compiti diversi. Ma, siccome il parlar chiaro è fatto per gli amici ci diremo semplicemente che lo stile cognitivo riguarda tutto ciò che facciamo (e che siamo) per apprendere.

Se è vero che ognuno di noi usa delle strategie diverse per imparare, per esempio leggere e ripetere piuttosto che fare schemi o disegni, realizzando cos’è lo stile cognitivo noi riusciamo a capire come studiare anche in base al nostro approccio a un compito, i nostri atteggiamenti, il nostro modo di rapportarci con gli altri e con situazioni inconsuete. Insomma, per farla facile, lo stile cognitivo ci riguarda nella nostra globalità, nella nostra totalità.

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Ora, però, per capirci qualcosina in più partiamo da questo presupposto: gli stili cognitivi di ogni persona mettono in risalto le differenze rispetto agli altri. Differenze in relazione al tempo, allo spazio, agli altri, agli strumenti di lavoro, alle valutazioni, alla memoria e all’organizzazione dello studio e alla percezione dei fenomeni.

Calma, adesso li prendiamo in considerazione uno a uno.

Tempo. C’è chi impara più velocemente (a volte anche in modo frammentato) e chi invece ha bisogno di fare le cose con più calma.

Spazio. Esistono persone che riescono tranquillamente a concentrarsi in un ambiente rumoroso e disordinato e chi, invece, ha bisogno di ordine e calma.

Gli altri. Potrebbe sembrare paradossale in questo periodo di distanziamento sociale ma ci sono persone che apprendono più facilmente attraverso le discussioni e i rapporti interpersonali e chi invece riesce a concentrarsi esclusivamente da solo o da sola.

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Quarto punto. Gli strumenti di lavoro. Molte persone si basano solo sulle prime cose che imparano e fanno affidamento alla sola e unica memoria mentre altre hanno bisogno di consultare appunti, libri e banche date.

Arriviamo a questo punto alle valutazioni. Ci sono persone che si sottopongono molto frequentemente a giudizi parziali e chi, invece, chiede la valutazione solo alla fine del lavoro. Questo è forse uno dei tratti da tenere maggiormente in considerazione quando ci spostiamo dall’ambiente scolastico a quello universitario. Se a scuola siamo abituati ai compiti in classe, alle verifiche e alle interrogazioni, in università questa cosa scomparirà quasi del tutto perché, fatta eccezione per gli esoneri (o parziali o prove intercorso, fate un po’ come vi garba) la valutazione arriverà solo alla fine di un periodo più o meno lungo (esami semestrali o annuali).

Sesto punto. Memoria e organizzazione dello studio. Questa, forse, è la cosa più vicina e più pratica a tutte le studentesse e gli studenti: ci sono persone che ripetono ad alta voce e altri che visualizzano mentalmente le parti più importanti di un argomento o, addirittura, c’è chi elabora schemi o elenchi.

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L’ultimo punto è quello della percezione dei fenomeni. Ci sono persone in grado di enfatizzare i dettagli e c’è chi, invece, è più bravo nella veduta di insieme; c’è chi percepisce i rapporti spaziali (pensate, per esempio, alle dimensioni degli oggetti) e chi invece la successione dei fenomeni. Sì, abbiamo avuto tutti l’amica o l’amico bravo, brava a ricordare le date. Tutti. Mannaggia a loro!

Per studiare ma, più in generale, per imparare meglio, come spero sia emerso da questo articolo, è importante conoscere i propri punti di forza e i propri limiti. Temet nosce, come dicevamo all’inizio.

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