Impariamo tutti allo stesso modo?

Tutti noi, sin da quando siamo bambini, ci siamo sentiti dire che dobbiamo acquisire un metodo di studio. Qui potremmo partire con un miliardo di speculazioni su quale metodo di studio sia più efficace rispetto agli altri ma conserviamo questa cosa per un prossimo articolo.

Quello che proveremo a capire oggi è una cosa che spesso sfugge agli adulti che ci raccontano questa storia. Sì, vedetelo un po’ come il contesto nel quale noi dobbiamo applicare un metodo di studio. Qualunque esso sia. Per fare questo, però, dobbiamo partire prima da un presupposto che, in realtà, è una regola che dovremmo stampare su un foglio e appendere in ogni aula di una scuola e, a volte, anche nelle stanze dell’ufficio dove lavoriamo:

Ognuno di noi ha uno stile di apprendimento differente.

Le strategie che uso per imparare a fare una cosa possono essere (e, a volte, lo sono) diverse da quelle di altri studenti, colleghi o persone in generale.

Questi stili di apprendimento dipendono da diversi fattori: prima di tutto, dalle nostre preferenze ambientali e sì, se ve lo state chiedendo, il nostro modo di imparare dipende anche dal luogo in cui studiamo, dalla luce, dalla temperatura o, addirittura, anche dall’orario.

A tal proposito mi viene naturale chiedervi, soprattutto se siete degli studenti, qual è il vostro momento migliore della giornata per studiare: se vi trovate a vostro agio nel farlo durante le ore di luce o di buio. Fatemelo sapere sotto nella sezione commenti. Vi consiglio, in più, di recuperare una live su Instagram insieme a Patrizia Congiu, medico e specialista del sonno.

In più, ci sono altri fattori che incidono sul nostro stile di apprendimento, per esempio, quelli che vengono chiamati canali sensoriali. Lo capite già dai termini: c’entrano i nostri sensi. In particolare tra i canali che ci interessano maggiormente ci sono quello visivo, quello uditivo e quello cinestetico. Per farla semplice, occhi, orecchie e movimenti.

Un altro elemento da non sottovalutare è quello degli stili cognitivi. Tranquilli ci racconteremo un po’ di cose con calma nei prossimi articoli.

L’ultima cosa da tenere in considerazione sono i nostri tratti caratteriali: per esempio, se siamo delle persone introverse avremo un modo tutto nostro di imparare diverso da quello che, invece, possono avere delle persone estroverse.

Imparare significa fare nostre tutte le informazioni che riceviamo dall’esterno. Informazioni che noi, da esseri umani, siamo in grado di filtrare attraversi i nostri sensi. Ognuno di noi, però, ha un canale sensoriale preferito per recepire e filtrare tutti gli stimoli del mondo esterno. Generalmente, gli esperti concordano sul fatto che esistano quattro tipi di canali sensoriali: quello visivo verbale, quello visivo non verbale (chiamato anche iconografico), quello uditivo e quello cinestetico.

Il canale visivo verbale è senza ombra di dubbio quello più utilizzato a scuola e che predilige il binomio lettura-scrittura. Cosa si fa per fortificare questo metodo? Si prendono appunti in classe, si fanno riassunti scritti, si disegnano grafici, diagrammi, immagini e si ampliano con delle didascalie o delle spiegazioni scritte, si creano elenchi con tutte le informazioni da memorizzare. Insomma, un po’ di cose da fare ci sono.

La situazione è leggermente diversa quando consideriamo il canale visivo non verbale, quello iconografico. In questo caso emerge la preferenza di una persona al cosiddetto visual learning: immagini, foto, disegni, mappe concettuali, grafici, diagrammi, simboli e chi più ne ha più ne metta. Anche in questo caso esistono delle vere e proprie strategie per valorizzare uno stile di apprendimento che si basa su questo canale: si possono usare mappe, immagini, grafici; si può focalizzare l’attenzione sugli indici testuali prima di affrontare la lettura di un capitolo, si possono utilizzare colori diversi per evidenziare parole chiave a diversi livelli di importanza o, per esempio, si possono elaborare delle immagini mentali per memorizzare le cose lette o ascoltate.

A tal proposito, vi consiglio di seguire su Instagram Jacopo Sacquegno. Andate a fare un giro e scoprirete un sacco di cose fighe sul visual learning e sul visual thinking. Trovate il link al suo profilo sotto in descrizione.

Il terzo canale è quello uditivo: ascolto la lezione di un insegnante, partecipo a un convegno o a una discussione e imparo. In questo caso potremmo pensare che stare solamente attenti sia l’unico trucco. In realtà non è così. Possiamo, per esempio, registrare una lezione o la nostra voce mentre leggiamo; possiamo utilizzare gli audiolibri o, per esempio, possiamo studiare e ripetere in coppia.

Last but not least, l’ultimo è quello cinestetico. Imparo facendo perché preferisco attività concrete e manuali. In questo caso, vi rendete conto, non è semplicissimo usare questo stile in tutte le situazioni ma non è neanche impossibile: possiamo alternare periodi in cui stiamo seduti a periodi in cui ci alziamo mentre stiamo studiando o, per esempio, possiamo creare degli schemi o ripetere passeggiando. Insomma, cose da fare ce ne sono.

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