Perché il cervello degli adolescenti è così speciale?

Perché il cervello degli adolescenti è così speciale? Mettetevi comodi e scopriamolo insieme.

Negli ultimi articoli che ho pubblicato abbiamo visto come il cervello degli adolescenti sia davvero un universo di processi intricatissimi e affascinanti. Con l’articolo di oggi aggiungiamo qualche tassello al mosaico e cercheremo di capire il perché di alcuni comportamenti tipici del periodo adolescenziale.

Negli articoli passati abbiamo visto come alcuni processi biologici influenzino la maturazione del cervello durante l’adolescenza. Se vi ricordate, per esempio, abbiamo parlato della mielinizzazione e quindi della formazione di guaina intorno agli assoni dei neuroni. Abbiamo parlato dell’azione dei neuroni eccitatori e di quelli inibitori (video sotto) e di come la comunicazione tra queste cellule abbia degli effetti sullo sviluppo e sul normale funzionamento di una macchina praticamente quasi perfetta che ci ritroviamo nella nostra testa.

Ma tutti questi processi non sono ancora sufficienti a spiegare alcuni comportamenti tipici degli adolescenti per esempio la ribellione, il senso di onnipotenza e la propensione al rischio. Questi, spesso, sono degli atteggiamenti demonizzati delle ragazze e dei ragazzi quindi, lasciando per un attimo i nostri bias cognitivi da parte, cerchiamo di capirci qualcosina in più.

Partiamo dal presupposto che la maturazione di tutti i processi cognitivi va di pari passo con delle vere e proprie trasformazioni psicologiche. Trasformazioni che possono essere diverse da adolescente ad adolescente, in base a una serie di fattori (come l’ambiente) ma che, nella quasi totalità dei casi, hanno una base comune.

Tutti noi, da adolescenti, abbiamo sperimentato la cosiddetta appartenenza al branco: essere accettati da un gruppo di persone, della nostra stessa età, rafforzava la nostra identità, il nostro io. E questo è, a tutti gli effetti, un aspetto fondamentale per ogni adolescente.

Ma l’adolescenza non è solo questo. L’adolescenza è scoperta di se stessi e di valori fino a quel momento neanche immaginati e tutto questo, ovviamente, ha alla base anche dei processi cognitivi.

Uno dei primissimi aspetti sui quali potremmo interrogarci è lo sviluppo della morale e quindi della capacità che acquisiamo proprio durante quel periodo di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Spesso gli adolescenti adottano dei codici etici più autonomi rispetto a ciò che è bene e ciò che è male e questo comporta uno scontro più o meno intenso con i codici che regolano i valori della società o, per esempio, della famiglia, dei genitori in particolare.

Un aspetto che però non va assolutamente sottovalutato è, per l’ennesima volta, l’interazione con l’ambiente esterno. Se negli articoli precedenti abbiamo visto che l’ambiente è in grado di modificare letteralmente il nostro cervello be’ è inutile meravigliarci che possa farlo anche nei confronti della nostra psiche.

Una delle caratteristiche comportamentali associate all’adolescenza è la facilità con la quale i giovani si assumono dei rischi che il mondo degli adulti considera inutili. Parliamoci chiaro, da adolescenti molte volte abbiamo quella malsana abitudine di pianificare e di compiere delle azioni con conseguenze potenzialmente gravi e pericolose senza tenere conto dei consigli delle persone che conoscono meglio di noi gli effetti di questi comportamenti.

Per la serie: devono fare di testa mia e stop.

Gli adolescenti assumono questi atteggiamenti e si prendono questi rischi perché la loro apparente mancanza di prudenza è dovuta al fatto che le ricompense immediate hanno un valore ben più grande rispetto a quelle per le quali c’è bisogno di attendere. Questo comporta una sottovalutazione delle possibili conseguenze negative.

Ma quindi dobbiamo per forza demonizzare questo aspetto delle ragazze e dei ragazzi? Assolutamente no. Anzi, proviamo a farci qualche domanda in più e cerchiamo di capire.

Questo comportamento che abbiamo descritto fino a ora potrebbe sembrare antievolutivo perché gli adolescenti mettono letteralmente a rischio la loro incolumità. Invece non è proprio così e c’è qualcos’altro da considerare ovvero la stretta relazione con un altro processo fondamentale tipico proprio dell’evoluzione: la ricerca di nuove sensazioni. Il fatto di essere degli animali sociali ci spinge sempre a ricercare nuove sensazioni e durante l’adolescenza questa cosa esplode e arriva a livelli altissimi.

Da adolescenti, infatti, privilegiamo tutte quelle situazioni nelle quali l’esperienza emotiva è molto intensa. Questa cosa, se vogliamo raccontarci un po’ di biologia, ha alla base una sorta di disequilibrio che si crea tra la percezione delle sensazioni e una valutazione opportuna tra il rischio e il beneficio. E, indovinate un po’, nell’adolescenza l’ago della bilancia è spostato verso la ricerca delle sensazioni. Senza se e senza ma.

Questo disequilibrio, però, come vi dicevo ha alla base un funzionamento particolare del nostro cervello. Le connessioni cerebrali, soprattutto quelle che partono o che raggiungono la corteccia prefrontale, sono ancora immature e no, qui non c’entra quella sorta di accezione negativa che diamo al termine immaturità.

Soprattutto quando siamo adolescenti questo temine, immaturità, ci fa venire il sangue alla testa perché siamo dei ribelli ma biologicamente non dobbiamo meravigliarci. Le connessioni ancora non hanno raggiunto la loro forma definitiva e, pertanto, sono ancora immature, tutto qui. Questa immaturità delle connessioni porta a una minore regolazione di quelle aree dedicate alle emozioni più intense.

A questo bisogna aggiungere che la stessa corteccia prefrontale durante l’adolescenza non ha raggiunto ancora la piena maturità. Questo comporta un deficit nella capacità di pianificazione e previsione degli eventi.

Se dopo tutto quello che ci siamo raccontati facciamo due più due, il gioco è fatto. Tutti i comportamenti adolescenti (o quasi) hanno ragione di esistere.

Vanno assecondati? Dipende.

Qui il discorso non è se lasciare gli adolescenti totalmente liberi o totalmente in gabbia. Sarebbe molto più opportuno, laddove le condizioni lo permettono, instaurare un dialogo sano e costruttivo.

In tutto quello che ci siamo detti, però, è opportuno specificare una cosa. Gli adolescenti non sono incapaci di prevedere i rischi. È solo che alcuni, più di altri, hanno la tendenza ad assumersi dei rischi in modo eccessivamente indulgente rispetto alle possibili conseguenze negative.

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