La nostra memoria è davvero fatta solo ricordi?

Il neuroscienziato Gary Marcus ha scritto che la nostra memoria è al tempo stesso uno spettacolo e una costante fonte di delusione: siamo in grado di riconoscere persone ritratte nell’annuario della scuola dopo decenni ed essere incapaci di ricordare ciò che abbiamo mangiato ieri a colazione.

Gran parte di ciò che siamo risiede nella nostra memoria. Si tratta di qualcosa dalla quale dipende in buona parte la nostra identità personale e alla quale affidiamo ricordi e capacità di ogni tipo, su cui ci basiamo per elaborare sogni e fantasie.

Pensate che nell’antichità la memoria era considerata una delle tre facoltà dell’anima che differenziano gli esseri umani da tutte le altre specie, ragion per cui le era stata attribuita un’origine divina.

Fonte immagine: https://lifestyle.datamanager.it/2017/12/memoria-troppi-ricordi-ci-paralizza/

Soltanto con la nascita della scienza moderna si è capito che si tratta di una funzione del cervello che non è semplicemente quella di archivio del nostro passato ma è anche la base di tutti i comportamenti appresi. La memoria configura il nostro io e ci permette di costruire relazioni di causa-effetto e di compiere gesti e azioni con assoluta naturalezza: portare una forchetta alla bocca per mangiare, guidare un’auto, andare in bici o, semplicemente, parlare.

Il mio video YouTube sulla memoria. Dacci un’occhiata

Le domande che ci poniamo sulla memoria sono, dall’alba dei tempi, innumerevoli e, ovvio che sia, sono le stesse che si sono posti e si pongono migliaia di ricercatori in tutto il mondo. Domande che, spesso, ancora non trovano risposta.

Per decenni sono state sfruttate tecnologie convenzionali che ci hanno permesso di raggiungere traguardi straordinari.

Oggi stiamo assistendo ad una sempre maggiore affermazione di tecniche moderne: neuroimaging e mappatura cerebrale, tecniche di biologia molecolare con l’optogenetica. Tecniche che riguardano le nanotecnologie, le biotecnologie, l’informatica e le scienze cognitive.

Ho parlato di tecniche di neuroimaging qui:
https://www.twitch.tv/videos/527432308

Capiamo come si stia aprendo quindi la strada per comprendere la connessione fra la struttura (i componenti) e la funzione (la memoria). E tutto questo sta avvenendo a diversi livelli, da quello cellulare e molecolare a quello comportamentale.

Gran parte di ciò che ci rende umani si trova nel nostro cervello. Molto è dovuto alla memoria, la capacità che ci permette di ricordare il passato per proiettarlo nel futuro e imparare da ciò che è successo.

La memoria però, badate, è molto di più: è il risultato dell’esperienza e i processi grazie i quali i ricordi vengono immagazzinati sono definiti “apprendimento”. Nonostante ciò, frequentemente, i termini memoria e apprendimento vengono utilizzati sinonimi.

Comprendere la memoria significa quindi porsi tante domande. In molte occasioni, per esempio, ci chiediamo: “Cos’è che ci rende umani?”

La risposta è nella plasticità neuronale, che permette di modificare i nostri comportamenti, fornendoci un vantaggio evolutivo affinché sia più facile per noi adeguarci all’ecosistema. Ed è proprio questa plasticità neuronale la base della memoria.

Tuttavia c’è sempre un rovescio della medaglia. La plasticità ci ha assicurato il predominio sulla Terra ma è anche la causa di una nostra palese vulnerabilità.

Negli animali che crescono liberi nel loro ambiente naturale ci sono poche tracce del morbo di Alzheimer o di schizofrenia. Noi esseri umani soffriamo di queste malattie che colpiscono proprio la memoria. Nell’Alzheimer scompare la memoria dichiarativa (quella che, per intenderci, archivia le informazioni riguardanti i fatti accaduti o ciò che si è imparato nel corso della vita).

Nel caso della schizofrenia, segnata da allucinazioni, si destruttura la percezione della realtà e si costruiscono mondi slegati da una memoria coerente.

Abbiamo capacità che ci differenziano dalle altre specie ma che implicano, al tempo stesso, fragilità.

Sicuri che la memoria sia quindi solo ricordi?

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