Lo SPORT fa bene al cervello?

Tante volte si sente dire: “Lo sport fa bene” ed è ‘ vero, anzi verissimo; ma cosa succede al cervello quando si fa sport ( in maniera intelligente)? Un articolo scientifico del 2017 ha fornito dei dati sorprendenti e ha gettato le basi per un futuro all’insegna della ricerca sullo sport e sugli effetti che esso ha in chi lo compie. E non solo.

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L’esercizio fisico ( e lo sport, più in generale ) è una di quelle attività che migliorano la vita dell’ essere umano. Lo fa sotto diversi aspetti, da quello psicofisico a quello relazionale. Ma la sua importanza risiede anche nel peso che esso possiede nei confronti della genetica e della plasticità neuronale.

L’ articolo sopra citato ( originale, Physical exercise as an epigenetic modulator of brain plasticity and cognition, Fernandes et al., 2017) ha messo in luce quanto lo sport abbia degli effetti davvero sorprendenti.

Il punto di partenza per la comprensione di tale grandezza è l’ EPIGENETICA, un ramo della genetica che si occupa di studiare delle modificazioni al fenotipo di un individuo che, non sempre, affondano le radici in modificazioni genotipiche. Lo sport può quindi essere visto come un fattore epigenetico in grado di causare delle modificazioni alle caratteristiche osservabili di un organismo senza intaccare la sua genetica in modo classico?

La plasticità è una delle caratteristiche che rendono il cervello una macchina complessa e affascinante al tempo stesso. Si tratta della qualità che il cervello ha di adattarsi ai cambiamenti. Adattamento che sfocia in un “rimodellamento” delle strutture cerbrali e delle vie di comunicazioni proprio di questo organo.

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La risposta parrebbe essere positiva. Grazie allo sport si ha la creazione di una memoria epigenetica, grazie alla quale si ha un miglioramento delle funzioni a lungo termine del cervello e un forte impatto sul comportamento dell’individuo che compie attività fisica.

A supporto di questa ipotesi vi sono dati che dimostrano quanto lo sport migliori le performance cognitive ( Colcombe et al., 2004; Cassilhas et al., 2007) e abbia un’azione di forte contrasto nei confronti del fisiologico declino delle funzioni mentali associato all’ invecchiamento di un organismo ( Yaffe et al., 2009; Heyn et al., 2008)

Bambini facenti attività aerobica, sottoposti a test matematici e verbali, hanno ottenuto dei risultati migliori rispetto a chi non esercitava tale pratica ( Sibley and Etnier, 2003).

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Nella review (che si ricordi essere datata 2017) gli studi presi in esame e ivi raccolti sono in numero e qualità davvero entusiasmante per qualsiasi addetto/a ai lavori o persona appassionata di neuroscienze.

L’importanza dello sport è sottolineata anche da una serie di miglioramenti che esso ha nei confronti della memoria e dell’apprendimento ( si veda, ad esempio, un aumento delle dimensioni dell’ippocampo (Erickson et al., 2011)) . Miglioramenti questi, che sembrano essere collegati a meccanismi regolatori di processi come la neurotrasmissione, il metabolismo e la plasticità sinaptica.

La domanda più temeraria che ci si è posti però è stata: “Gli effetti positivi dello sport possono essere trasmessi alle generazioni successive?”.

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Rispondere a questa domanda è cosa davvero ardua ma, nonostante ciò, evidenze cliniche hanno indicato che l’esercizio fisico compiuto dalla madre durante la gravidanza promuova un milieu intrauterino più salutare per il feto e migliori le funzioni cognitive durante le prime fasi della fanciullezza (Clapp et al., 1996; Wolfe et al., 1994; Weissgerber et al., 2006).

La morale della favola è somplice: “fare sport fa bene” (pluricit.) non solo a se stessi ma, a quanto pare, anche ai nostri figli.

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